
PARTE IL PROGETTO INTERNAZIONALE SULL’ASFISSIA NEONATALE
A TUTELA DELLA SALUTE MATERNO-INFANTILEL’iniziativa, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in collaborazione con Fondazione Chiesi, nasce a sostegno dei Paesi poveri, dove l’asfissia neonatale stronca ogni anno quasi un milione di neonati e causa disabilità permanenti a un altro milione.
Lo studio, senza precedenti, durerà circa 3 anni, coinvolgendo dapprima il Pakistan e poi la Repubblica Sudafricana, con l’intento di creare uno strumento diagnostico specifico, che consenta di riconoscere tempestivamente i casi di asfissia nelle aree rurali, dove l’assistenza medica è più carente.Milano, 12 giugno 2007 - Partirà entro la fine del 2007 e durerà circa 3 anni l’importante Progetto di studio sull’asfissia neonatale promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in collaborazione con Fondazione Chiesi, cui si deve il supporto economico e organizzativo. L’iniziativa, che non ha precedenti, punta alla tutela della salute materno-infantile nei Paesi in via di sviluppo ed è stata presentata oggi alla stampa dall’OMS e un gruppo di neonatologi di fama mondiale, riunitisi in questi giorni a Milano per definire gli ultimi dettagli tecnici del “WHO study on birth asphyxia at community level”.
La salute dei neonati é uno degli esempi più eclatanti di disparità socio-sanitarie nel mondo: delle 4 milioni di morti neonatali che si verificano ogni anno, il 98% avviene nei Paesi più poveri e il 23% di queste é dovuto ad asfissia neonatale, ossia a una carenza d’ossigeno nel feto, causata dalla sua incapacità di stabilire il respiro spontaneo alla nascita. Quasi un milione di bimbi muore ogni anno per questo motivo e altrettanti vanno incontro a danni cerebrali come epilessia, deficit della vista o dell’udito e paralisi cerebrale, benché la situazione sia in molti casi risolvibile, se affrontata tempestivamente e con i mezzi adeguati.
Queste le dimensioni di un’emergenza sanitaria che, seppur rara nei Paesi ricchi grazie agli elevati standard di assistenza, costituisce un problema reale e sottostimato nei Paesi in via di sviluppo, dove spesso non viene neanche riconosciuto. L’epidemiologia dell’asfissia neonatale, specie nei Paesi più poveri e colpiti, è infatti poco nota, soprattutto per la mancanza di una definizione uniforme del fenomeno e di criteri diagnostici specifici, che consentano di identificarlo anche in aree prive di strumentazione sofisticata.“La riduzione di questa calamità è essenziale per migliorare la sopravvivenza infantile e materna”, sottolinea Ornella Lincetto, neonatologa presso il Department of Making Pregnancy Safer dell’OMS. “Un neonato che non respira va rianimato urgentemente: l’OMS si adopera affinché tutte le partorienti siano assistite da una persona addestrata, che abbia disponibilità di strumenti adeguati, in particolare per le popolazioni povere, dove si verifica gran parte dei decessi materni e neonatali. Con questo Progetto puntiamo a creare uno strumento diagnostico affidabile, per riconoscere l’asfissia proprio dove le risorse mediche sono più scarse e poter così migliorare l’approccio terapeutico”.
Sotto il coordinamento di tre Departments dell’OMS (Child and Adolescent Health, Making Pregnancy Safer e Reproductive Health and Research) e grazie al contributo della Fondazione Chiesi, i ricercatori dei Paesi avanzati e i loro colleghi dei Paesi in via di sviluppo hanno riunito le rispettive esperienze, per identificare le cause e le basi fisiopatologiche dell’asfissia neonatale.
Scopo di questo lavoro è quello di mettere a punto uno strumento diagnostico applicabile sul campo, nei Paesi poveri: abbastanza sensibile (ossia in grado di riconoscere il maggior numero di casi) e specifico (capace di distinguere l’asfissia da altri problemi) da riuscire a identificare in tempo utile i bambini da rianimare. Un simile strumento consentirà inoltre di riconoscere i casi di asfissia neonatale attraverso segni clinici facilmente osservabili e registrabili anche da personale sanitario locale addestrato allo scopo, ma non necessariamente specializzato.All’origine dell’asfissia neonatale possono esserci problemi legati al travaglio di parto, ma anche alla salute della mamma: malnutrizione, infezioni e anemia, ad esempio, che purtroppo sono condizioni ancora diffuse in molti Paesi dell’Asia e dell’Africa. “Con mezzi abbastanza semplici, l’asfissia neonatale si può in gran parte prevenire”, spiega Ola Didrik Saugstad, docente di Pediatria al Rikshospitalet, Università di Oslo, Norvegia. “Sono cruciali l’identificazione e la cura delle mamme a rischio che, al momento del parto, andrebbero indirizzate a centri specializzati; contemporaneamente, occorre addestrare personale sanitario e sviluppare sistemi di trasporto per le gestanti a rischio e i neonati malati. Non va sottovalutato però che nei Paesi a basso reddito le cause dell’asfissia sono spesso diverse da quelli dei Paesi sviluppati: sono quindi necessari più studi nei Paesi in via di sviluppo, per identificare gli specifici fattori di rischio”.
Concretamente, il Progetto OMS - Fondazione Chiesi prenderà il via entro la fine del 2007 in Pakistan, dove si protrarrà per 2 anni, nel corso dei quali si studieranno almeno 2.000 neonati. Fondi permettendo, il desiderio dell’OMS è estendere poi lo studio osservazionale ad altri Paesi, cominciando dalla Repubblica Sudafricana – rappresentativa di una realtà potenzialmente diversa da quella asiatica – dove i lavori potrebbero iniziare già nel 2008 e proseguire per altri 2 anni.
In una prima fase, lo strumento diagnostico verrà validato all’interno di strutture ospedaliere e, successivamente, sarà utilizzato per determinare l’incidenza dei casi di asfissia neonatale nelle comunità rurali.“Questo sarà il primo studio completo sull’asfissia neonatale in Pakistan, dove dati preliminari indicano che il 35% dei decessi nella prima settimana di vita può essere associato proprio a una simile condizione, e fornirà informazioni sull’estensione e la gravità del problema, sui possibili interventi e sul fatto che essi siano concretamente attuabili e accettabili”, precisa Zulfiqar Ahmed Bhutta, professore e responsabile Dipartimento di Pediatria, Università Aga Khan di Karachi, Pakistan. “Tutti i bambini partoriti in ospedale, di peso superiore a 2 kg., saranno valutati con le metodiche di riferimento (gold standard) e con quelle dello strumento diagnostico da validare; dopo la validazione, lo studio epidemiologico proseguirà in due comunità rurali del Paese”.
“Già da tempo l’impegno dell’OMS per definire dal punto di vista diagnostico e clinico l’asfissia neonatale aveva riscosso l’attenzione della Fondazione Chiesi”, dichiara Paolo Chiesi, Presidente della Fondazione. “In questo progetto di respiro globale si concretizzano il sostegno alla ricerca biomedica in ambito respiratorio-neonatologico e l’attenzione alle iniziative di solidarietà sociale verso i Paesi poveri, due linee di azione cui la Fondazione Chiesi tradizionalmente si ispira. Per tali motivi, abbiamo aderito con entusiasmo a un’iniziativa che ha in sé un’importante valenza scientifica e umana”.
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